venerdì 20 novembre 2015

Carlo Magno, la "vera Francia" e Ferrara

Recentemente ho affrontato l'interessante e rigorosa teoria di un Ricercatore Salesiano e collaboratori: Giovanni Carnevale, Giovanni Scoccianti, Marco Graziosi - L'Europa di Carlo Magno nacque in Val di Chienti - Francs Editeurs (www.francs-editeurs.com).
Estrapolando dati storici con rigore scientifico e investigativo G.Carnevale ha ritrovato le tracce di quello che realmente fu l'impero carolingio.Contrariamente alla storiografia ufficiale, che vuole l'impero con sede in Francia ( quella attuale ), il Prof. Carnevale la ritrova nelle Marche.
L'area marchigiana era denominata "Francia" già quando quella più famosa era ancora chiamata "Gallia".Secondo l'autore di questa ricerca, Carlo Magno fondò la sua capitale nella zona picena, nella Val di Chienti, ad Aquas Granii per l'appunto.

Gli storici poi, prosegue l'autore, dimenticano che pare sia stata fondata anche una "nuova Roma", sempre in Val di Chienti;  essa fu distrutta da Roberto il Guiscardo il 29 Maggio del 1084 durante la lotta per le investiture e da allora, confondendola con la città eterna, se ne è persa la memoria.
Nella documentazione contemporanea gli eventi descritti in questo studio non menzionano l'Aquisgrana della Val di Chienti, chiaramente perchè all'epoca tutti sapevano molto bene dove si trovava e non era quindi necessario spiegare il luogo in cui essa sorgeva.

Marco aurelio diceva....

Tutto quello a cui preghi di arrivare attraverso un lungo giro, puoi già averlo ora, se non decidi di negartelo.
Vale a dire: se accantoni il passato, se affidi il futuro alla provvidenza e ti occupi solo del presente, con lo sguardo rivolto alla devozione e alla giustizia.
Alla devozione, per amare ciò che ti è assegnato: perchè la natura ha assegnato quello a te e te a quello.
Alla giustizia, per dire la verità liberamente e senza perifrasi, e per agire in conformità alla legge e ai singoli valori in questione; non lasciarti impedire dalla malvagità, dall’opinione, dalla voce degli altri, e neppure dalla sensazione della carne che ti è cresciuta intorno: se la dovrà vedere la parte soggetta a patire.
Ora, in qualunque momento tu debba uscire dalla vita, se, abbandonato tutto il resto onorerai soltanto il tuo principio dirigente e il divino che è dentro di te, se avrai paura non di dover da ultimo smettere di vivere, ma piuttosto di non aver mai cominciato a vivere secondo natura, sarai un uomo degno del cosmo che ti ha generato e cesserai di essere straniero in patria e di meravigliarti degli avvenimenti quotidiani come fatti inattesi, e di restare sospeso a questo e a quest’altro.

Presente

Tutto quello a cui preghi di arrivare attraverso un lungo giro, puoi già averlo ora, se non decidi di negartelo.
Vale a dire: se accantoni il passato, se affidi il futuro alla provvidenza e ti occupi solo del presente, con lo sguardo rivolto alla devozione e alla giustizia.
Alla devozione, per amare ciò che ti è assegnato: perchè la natura ha assegnato quello a te e te a quello.
Alla giustizia, per dire la verità liberamente e senza perifrasi, e per agire in conformità alla legge e ai singoli valori in questione; non lasciarti impedire dalla malvagità, dall’opinione, dalla voce degli altri, e neppure dalla sensazione della carne che ti è cresciuta intorno: se la dovrà vedere la parte soggetta a patire.
Ora, in qualunque momento tu debba uscire dalla vita, se, abbandonato tutto il resto onorerai soltanto il tuo principio dirigente e il divino che è dentro di te, se avrai paura non di dover da ultimo smettere di vivere, ma piuttosto di non aver mai cominciato a vivere secondo natura, sarai un uomo degno del cosmo che ti ha generato e cesserai di essere straniero in patria e di meravigliarti degli avvenimenti quotidiani come fatti inattesi, e di restare sospeso a questo e a quest’altro.

Marco Aurelio - A se stesso - Pensieri - Garzanti

Vendetta

Voilà.

Alla vista un umile veterano del Vaudeville, chiamato a fare le veci sia della vittima che del violento dalle vicissitudini del fato.
Questo viso non è vacuo vessillo di vanità, ma semplice vestigia della Vox Populi, ora vuota, ora vana. Tuttavia questa visita alla vessazione passata acquista vigore ed è votata alla vittoria sui vampiri virulenti che aprono al vizio, garanti della violazione vessatrice e vorace della volontà. L’unico verdetto è vendicarsi… Vendetta… E diventa un voto non mai vano poiché il suo valore e la sua veridicità vendicheranno un giorno coloro che sono vigili e virtuosi. In verità questa vichyssoise
verbale vira verso il verboso, quindi permettimi di aggiungere che è un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi V.

[cit. V per Vendetta]